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PARERE SU AUTOMATICA PROMOZIONE DELLO STUDENTE E CONSIDERAZIONI

Un insegnante di sostegno si rivolge all'Avvocato del Coordinamento Disabilità di Pesaro Urbino.

Coordinamento che da un decennio vigila, come sentinella nel territorio di appartenenza affinché la sensibilità verso le persone con disabilità non sia depauperata.

Il Coordinamento risponde a doppia firma per svelare il grave vulnus discriminatorio dell’art. 19, comma 6, dell’ordinanza Ministeriale n. 10 del 16/5/2020 analizzandolo puntualmente sotto diversi aspetti.



Egr. Prof. SEBASTIANO TIRALONGO - FANO                                   

Si è rivolto  a me il Prof. Tiralongo del Polo 3 di Fano per chiedermi di formulare un parere in merito alla circostanza che a seguito del Coronavirus, il Ministero dell’Istruzione, con ordinanza del 16/5/2020, n. 10, all’articolo 19, comma 6, ha statuito espressamente: 

Agli studenti con disabilità, per i quali è stata predisposta dalla commissione in base alla deliberazione del consiglio di classe di cui al comma 1 una prova d’esame non equipollente o che non partecipano agli esami è rilasciato un attestato di credito formativo recante gli elementi informativi relativi all’indirizzo e alla durata del corso di studi seguito e alle discipline comprese nel piano di studi”, precludendo  agli alunni disabili del quinto anno della scuola media superiore, con programmazione differenziata di ripetere l’anno scolastico al fine di acquisire maggiori competenze e conoscenze nel campo dell’alternanza scuola/lavoro interrotta a seguito della sospensione delle lezioni.

Inoltre mi si chiede se sia o meno ravvisabile nella decisione del Ministero dell’Istruzione una discriminazione nei confronti degli alunni disabili con programmazione differenziata rispetto ad  alunni normodotati i quali verranno regolarmente valutati dalla commissione d’esame senza alcuna promozione automatica e pertanto con la possibilità a seguito di esito negativo dell’esame finale, di ripetere l’anno scolastico.

Va precisato che  a seguito della emergenza epidemiologica l’attività didattica con specifico riferimento all’attività alternanza scuola/lavoro oggi PCTO è stata definitivamente interrotta dai primi di Marzo corrente anno non permettendo agli alunni disabili con programmazione differenziata di completare il percorso di qualifica professionale per un  inserimento nel mondo del lavoro tenuto conto delle future limitate possibilità.

Preliminarmente è indispensabile, per una migliore conoscenza del problema ricordare alcuni riferimenti normativi relativi ai percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento ex alternanza scuola/lavoro.

In merito si chiarisce che i percorsi PCTO con l’entrata in vigore della legge 107/2015 sono stati inseriti nei piani triennali dell’offerta formativa, che dal punto di vista giuridico, è un obbligo dell’istituzione scolastica delle scuole secondarie di secondo grado e rientrano ai sensi dell’art. 1, comma 35, nel monte ore annuali delle lezioni. Pertanto gli istituti scolastici sono tenuti a stipulare convenzioni con enti, associazioni e imprese al fine di incrementare le opportunità di lavoro e la capacità di orientamento, nonché contemperare la metodologia didattica con la realtà produttiva, obiettivi tutti raggiungibili con il rispetto del monte ore.

Nel quadro normativo concernente i PCTO per gli studenti con disabilità, a sostegno della tesi della illegittimità dell’articolo dell’ordinanza ministeriale citata, nonché dell’atto discriminatorio è opportuno ricostruire la cronologia delle disposizioni legislative e ministeriali.

A tale proposito va ricordato l’art. 8, della Legge 104/92: “Legge quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” in cui si stabilisce che l’inserimento e l’integrazione sociale della persona disabile si realizzano mediante misure atte a favorire la piena integrazione nel mondo del lavoro in forma individuale o associata;

l’art. 14 della Legge 104/92 in cui si stabilisce che sulla modalità di attuazione all’integrazione il Ministero della Pubblica Istruzione provvede all’attivazione di forme sistematiche di orientamento, particolarmente qualificate per la persona disabile con inizio almeno dalla prima classe della scuola secondaria di primo grado;

l’art. 4 del D. Lgs. n. 77/2005 “Definizione delle norme generali relative all’alternanza scuola/lavoro a norma dell’art. 4 della Legge 28/3/2003, n. 53, in cui si dispone che i periodi di apprendimento mediante esperienze di lavoro sono dimensionati, per i soggetti disabili, in modo da promuovere l’autonomia anche ai fini dell’inserimento nel mondo del lavoro”;

l’art. 6 del D. Lgs. n. 77/2005 “Definizione delle norme generali relative all’alternanza scuola/lavoro a norma dell’art. 4 della Legge 28/3/2003, n. 53” in cui si dispone che la valutazione e la certificazione delle competenze acquisite dai disabili che frequentano i percorsi in alternanza sono effettuate a norma della legge n. 104/92 con l’obiettivo prioritario di riconoscere e valorizzarne il potenziale anche ai fini dell’occupabilità;

l’art. 7, n. 66/2017 “Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità a norma dell’art. 1, commi 180 e 181, lett. c) della Legge 13/7/2015 n. 107” in cui si dispone che il PEI  di cui all’art. 12, comma 5, della Legge n. 104/92 definisce gli strumenti per l’effettivo svolgimento dell’alternanza scuola/lavoro assicurando la partecipazione dei soggetti coinvolti nel progetto di inclusione;

l’art. 4, DM n. 195/2017 “Regolamento recante la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola/lavoro e le modalità di applicazione della normativa per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro agli studenti in regime di alternanza scuola” in cui si indica che per gli studenti con disabilità i percorsi di alternanza sono realizzati in modo da promuovere l’autonomia nell’inserimento del lavoro in conformità ai principi del D. Lgs. n. 66/2017.

Ne consegue che tali attività sono indubbiamente manifestazioni concrete di inclusione e di integrazione per l’orientamento post diploma e l’eventuale successivo progetto di vita su cui poi si ritornerà, scaturendo da ciò che le finalità dovranno essere: sperimentare abilità e conoscenze acquisite; favorire l’inserimento degli studenti disabili in situazioni lavorative; consolidare l’autonomia personale e sociale.

Avere statuito invece l’automatica promozione senza tenere in debita considerazione il mancato completamento del processo di apprendimento, ciò ha inevitabilmente determinato a discapito dell’alunno disabile con programmazione differenziata un vulnus.

Tale decisione è anche una evidente violazione degli articoli 14, 18 e 19 della Legge 8 Novembre 2000, n. 328 (Legge Quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali).

Sul punto va premesso che il “Progetto individuale per le persone disabili” previsto dall’art. 14, della Legge 8 Novembre 2000, n. 328, costituisce “un modello di servizi incentrato su un progetto di presa in carico globale della persona disabile (così TAR Calabra Catanzaro, Sez. II, sentenza        n. 440 del 12 Aprile 2013)”.

Mediante il progetto individuale il legislatore – osserva la Sezione II del TAR Calabria – intende garantire alla persona con disabilità misure di sostegno ulteriori rispetto alla mera erogazione di uno specifico servizio. Il progetto individuale infatti “intende garantire all’utente quel supplemento di garanzie che trascende la modalità di smistamento della persona all’interno di una gamma di contenitori e si propone l’obiettivo ulteriore di promuove l’autorealizzazione della persona disabile e il superamento di ogni condizione di esclusione sociale” (sentenza n. 440 del 2013 citata).

Si richiama inoltre la sentenza del TAR Valle d’Aosta n. 2 del 2019 secondo la quale: “Dalla semplice lettura della norma de qua (ndr art. 14 legge 328/2000) è agevole evincere che il progetto di vita individuale è qualcosa se non di diverso, certamente di più della semplice sommatoria degli strumenti recati dal PAI e dal PEI”. Il progetto individuale pertanto è lo strumento con cui il legislatore nazionale ha inteso avvalersi del cd. valore di rete che punta ad una visione unitaria dei bisogni della persona con disabilità (sentenza n. 440/2013 citata).

Il progetto individuale ex art. 14 n. 328/2000 costituisce un progetto globale di presa in carico e cioè il documento generale cui devono coerentemente uniformarsi i diversi progetti e programmi specifici i quali possono essere:

A) il progetto riabilitativo di cui al DM 7/5/1998 “Linea guida per le attività di riabilitazione”;

B) il progetto di integrazione scolastica di cui agli artt. 12 e 13 della Legge 14/2/1992 n. 104;

C) il progetto di inserimento lavorativo mirato di cui all’art. 2 e segg. della legge 12/3/1999 n. 68;

D) il progetto di inserimento sociale che può avvalersi per la sua realizzazione dei programmi di cui alla legge 21/5/1998 n. 162, dei centri socio riabilitativi e della rete dei servizi socio-sanitari di cui alla legge 14/2/1992 n. 104, del sistema integrato previsto dalla legge 8/11/2000 n. 328 delle disposizioni di cui all’allegato 1C del DPCM 29/11/2001, nonché degli emolumenti economici di cui all’art. 24 Legge 8/11/2000 n. 328” (sentenza n. 440/2013 citata).

Il progetto di vita, tra l’altro, è stato recentemente ripreso dall’art. 2, del DM 26/11/2016, che nell’attuazione della legge 112/2016 sul “Dopo di noi” ha ulteriormente chiarito i punti essenziali del progetto citato e le modalità di partecipazione attiva dei destinatari che risultano essere la Scuola, il Comune e l’ASL.

Ciò anche in considerazione del fatto che a partire dal 1 Settembre 2019 è entrato in vigore l’art. 6 del D. Lgs. 66/2017 secondo il quale obbligatoriamente “Le prestazioni i servizi e le misure di cui al progetto individuale sono definite anche con la partecipazione di un rappresentante della istituzione scolastica interessata”.

Tali bisogni individuali cui risponde la predisposizione del progetto individuale ex art. 14  legge 328/2000 non possono ritenersi surrogabili mediante singoli interventi socio-assistenziali della persona atteso che il ridetto progetto svolge proprio la finalità di coordinare gli interventi degli operatori.

A sostegno di quanto sopra detto si richiamano le linee guida per i disabili del Ministero della Pubblica Istruzione del 2009, punto 1, punto 4, il progetto di vita pagg. 16 e 17 “Il progetto di vita parte integrante del PEI riguarda la crescita personale e sociale dell’alunno con disabilità ed ha quale fine principale la realizzazione in prospettiva dell’innalzamento della qualità della vita dell’alunno con disabilità anche attraverso la predisposizione di percorsi volti sia a sviluppare il senso di autoefficacia e conseguimento di autostima, sia predisporre il conseguimento delle competenze necessarie a vivere in contesti di esperienze comuni. Il progetto di vita, anche per il fatto che include un intervento che va oltre il periodo scolastico, aprendo l’orizzonte di un futuro possibile, deve essere condiviso dalla famiglia e dagli altri soggetti coinvolti nel processo di integrazione. Risulta inoltre necessario predisporre piani educativi che prefigurino, anche attraverso l’orientamento, le possibili scelte che l’alunno intraprenderà dopo aver concluso il percorso di formazione scolastica. Il momento in uscita formalizzato a monte al momento dell’iscrizione, dovrà trovare una sua collocazione all’interno del piano dell’offerta formativa, in particolare mediante l’attuazione dell’alternanza scuola/lavoro e la partecipazione degli alunni con disabilità nell’ambito del sistema IFTS. Ai fini dell’individuazione di forme efficaci di relazione con i soggetti coinvolti con quelli deputati al servizio per l’impiego e con le associazioni, il Dirigente Scolastico predispone adeguate misure organizzative”.

L’art. 19, comma 6, dell’ordinanza Ministeriale n. 10 del 16/5/2020, che prevede l’automatica promozione del disabile con programma differenziato, quale fonte secondaria - e sul punto si ritornerà successivamente - è del tutto illegittimo in considerazione del fatto che fonti primarie prevedono la possibilità della cd. ripetenza.

Infatti la ripetenza è un modo per aiutare gli alunni che hanno difficoltà a raggiungere in un solo anno gli obiettivi del percorso di istruzione di quell’anno a raggiungerli in due o più anni.

La norma di riferimento è l’art. 192, del D. Lgs. n. 297/94, che prevede espressamente al comma 4: “Una stessa classe di istituto o scuola statale, pareggiata o legalmente riconosciuta può frequentarsi soltanto per due anni. In casi assolutamente eccezionali, il collegio dei docenti, sulla proposta del consiglio di classe, con la sola componente dei docenti, ove particolari gravi circostanze lo giustifichino può consentire, con la deliberazione motivata, l’iscrizione per un terzo anno. Qualora si tratti di alunni handicappati, il collegio dei docenti sente, a tal fine, gli specialisti di cui all’art. 316 dal titolo “Modalità dell’integrazione scolastica”. L’articolo 192 del citato Decreto Legislativo dopo aver precisato che il passaggio da un anno scolastico all’altro dipende dalla delibera del consiglio di classe o della commissione di esame, precisa che è consentita una ripetenza sempre con delibera del consiglio di classe ed una eccezionale seconda ripetenza con delibera del collegio dei docenti; nel caso di alunni con disabilità in questa seconda ipotesi è necessario il parere degli esperti socio sanitari che seguono l’alunno.

Così anche l’art. 14, lett. c), della Legge n. 104/92, che prevede espressamente: “… a garantire la continuità educativa fra i diversi anni di scuola, prevedendo forme obbligatorie di consultazione tra insegnanti del ciclo inferiore e del ciclo superiore ed il massimo sviluppo dell’esperienza scolastica della persona handicappata in tutti gli ordini e gradi di scuola, consentendo il completamento della scuola dell’obbligo anche sino al compimento del 18° anno di età; nell’interesse dell’alunno con deliberazione del collegio docenti, sentiti gli specialisti di cui all’art. 4, 2° comma, lett. l) del decreto del Presidente della Repubblica 31/5/1974, n. 416, su proposta del consiglio di classe o interclasse può essere consentita una terza ripetenza in singole classi.”

Per gli alunni pertanto con disabilità di scuola secondaria di secondo grado la ripetenza è consentita ed è rimasta in vigore.

Concludendo è indispensabile che non oltre l’inizio dell’ultimo anno di scuola secondaria di secondo grado si avvii e si concluda un percorso di orientamento che faciliti all’alunno l’abbandono della scuola per entrare ove possibile nel mondo della formazione professionale o del lavoro o per la realizzazione del citato progetto globale di vita di cui all’art. 14 della Legge n. 328/2000 finanziato anche con la Legge n. 62/98.

L’ordinanza Ministeriale del 16/5/2020, n. 20, ha violato il principio delle fonti del diritto.              E’ pacifico che si suole definire con il termine fonte del diritto tutte le tipologie di atti giuridici che costituiscono la base dei diritti e dei doveri dei cittadini e che quindi sono la fonte da cui derivano le norme per la vita civile dello stato e dei suoi componenti siano essi privati che pubblici (Pubblica Amministrazione).

In altre parole sono fonti del diritto quegli strumenti predisposti o riconosciuti dall’ordinamento che servono a produrre le norme giuridiche.

Il sistema delle fonti è piramidale.       

In tale disposizione piramidale le leggi ordinarie, i decreti legislativi e i decreti legge vengono ovviamente prima delle fonti secondarie che sono decreti del Presidente della Repubblica, decreti Ministeriali ed ordinanze Ministeriali.

Queste ultime sono atti con i quali la Pubblica Amministrazione detta comandi di natura amministrativa che servono per attuare e disciplinare nel dettaglio gli atti aventi forza di legge; a volte hanno una efficacia limitata nel tempo in relazione alla necessità e l’urgenza, devono avere una adeguata motivazione e devono essere conformi all’ordinamento giuridico.

Anche nella situazione emergenziale il principio delle fonti del diritto va rigorosamente rispettato.

Da ciò ne consegue che l’articolo della più volte citata ordinanza Ministeriale non è legittimato a revocare implicitamente o esplicitamente la possibilità per il disabile con programma differenziato di ripetere l’anno scolastico così come previsto dagli articoli 192 del D. Lgs. n. 297/94, nonché dall’art. 14, comma 1, lett. c), Legge 5/2/1992, n. 104.

In merito all’atto discriminatorio nei confronti dei disabili con programmazione differenziata a cui la più volte citata ordinanza Ministeriale preclude la possibilità per i motivi sopra specificati di ripetere l’anno scolastico va precisato.

Con il Decreto Legislativo 1/3/2006, n. 67, recante misure per la tutela giudiziaria delle persone vittime di discriminazione viene specificata la nozione di discriminazione che qui si riporta:          

“Il principio di parità di trattamento comporta che non può essere praticata alcuna discriminazione in pregiudizio delle persone con disabilità.

Si ha discriminazione diretta quando, per motivi connessi alla disabilità, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata una persona non disabile in situazione analoga.

Si ha discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi,  un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri, mettono una persona con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone.

Sono altresì considerati come discriminazioni le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona con disabilità, ovvero creano un clima di intimidazione, di umiliazione e di ostilità nei suoi confronti.”

 

Ritengo che nel caso di specie sia invocabile una discriminazione diretta tra alunno normodotato ed alunno disabile relativamente alla vicenda in oggetto, avendo il primo la possibilità di ripetere l’anno scolastico ed acquisire in tal modo maggiori conoscenze e competenze carenti al termine del corrente anno scolastico dato l’andamento condizionato dallo stato emergenziale rispetto all’alunno disabile il quale non ha concluso il percorso di formazione ai fini di un futuro inserimento nel modo del lavoro per le categorie protette anche attraverso il cd. progetto di vita.

Tanto dovevo.

                                                                                              

Avvocato DANIELE DORSI

Membro del Coordinamento Disabilità di Pesaro Urbino


ATTENZIONE ALLA PERSONA

Solo qualche breve riflessione a commento.

Come si evince dal dettagliato ed analitico excursus giuridico dell’Avv. Daniele Dorsi occorre rispettare alcuni passaggi ed alcuni fondamenti per non incorrere sia nella discriminazione diretta che indiretta.

Come ricorda l’Avvocato asserendo che “… le fonti del diritto (sono) quegli strumenti predisposti o riconosciuti dall’ordinamento che servono a produrre le norme giuridiche”.

Nel contempo tutte le fonti del Diritto sono sottomesse ad a-priori fondanti che sono quelli ampiamente riconosciuti a livello nazionale ed internazionale, dalle convenzioni di autocoscienza umana che si basano sul personalismo e, più propriamente, nel personalismo cristiano, di cui è intriso ogni riferimento giuridico occidentale e persino internazionale. Secondo ratio.

Non tenerne conto in fase di fonti primarie e – come nel caso – nelle fonti secondarie, apre inevitabilmente alla discriminazione diretta ed indiretta.

La discriminazione è diretta quando si crea una situazione nella quale una persona è trattata, meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga.

La discriminazione è indiretta quando un criterio o una prassi – nel nostro caso una fonte secondaria del Diritto apparentemente neutra e benevola, L’art. 19, comma 6, dell’ordinanza Ministeriale n. 10 del 16/5/2020 - può mettere in una situazione di particolare svantaggio le persone con disabilità rispetto a persone senza disabilità.

Questo doppio modo, frammisto nell’ordinanza in oggetto, di discriminare la persona con disabilità, non lede solo la sua potenzialità, questo va chiaramente detto, non depaupera solo la sua visione di “homo faber”, operante una potenzialità, in questo caso lavorativa, ma, ancora più gravemente, con un velo di “pratica buonista e giuridica”,  lede la sua essenza in quanto persona, tradendo così il giusto e corretto ed armonico criterio personalistico di giustizia di cui è intrisa la nostra Costituzione, specie nei primi articoli fondanti.

Ogni società che si vuole riconoscere nella civiltà deve poter ottemperare il rispetto della persona ed evitare ogni forma, esplicita o larvale di discriminazione.

Tutto il nostro ordinamento giuridico e l’autocoscienza giuridica nei riguardi della persona e della persona con disabilità mira ad una osservazione personale, puntuale, “cucita addosso”, per così dire, proprio dai “Piani Educativi”.

La giustizia è dunque, per natura propria, attenta, capillare ed armonica. Questa armonia, fonte del principio del Bene Comune, viene meno quando “persone uguali non ricevono beni uguali nella distribuzione dei beni comuni”. E nel contempo quando “si danno beni uguali a persone disuguali tra loro”. (San Tommaso, Commento all’Etica Nicomachea di Aristotele).

Come ricordava Don Milani “Non c'è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”, cioè non c’è nulla di più ingiusto di dare lo stesso trattamento a persone con caratteristiche e potenzialità differenti.

La giustizia è uguale per tutti ma questo significa che la stessa giustizia tiene conto, personalmente e con equità, delle differenti potenzialità e non rinchiude tutti nel giustizialismo ideologico e livellatore, questo perché ogni situazione, nello specifico ogni persona, deve essere vista, amata e trattata secondo la sua essenza non secondo un criterio che facendola apparentemente uguale agli altri la discrimina nell’essenza stessa.

Come diceva il giudice Barone Charles Bowen: “Piove sul giusto e piove anche sull’ingiusto; ma sul giusto di più, perché l’ingiusto gli ruba l’ombrello.” Se poi questo ombrello lo ruba, con la patina di fare un bene o per norma di ordinanza, è ancor peggio.

Occorre attenzione alla persona, alla sua unicità e al suo insostituibile contributo di “esser-ci” nel mondo.

Ogni società civile si riconosce come tale se attua tutti quei comportamenti pubblici e sociali e quelle prassi giuridiche e normative, in ogni circostanza, anche quelle fortemente emergenziali, che puntano alla personalizzazione, cioè al Bene Personale e Comune assieme, come fonte di ricchezza e di promozione della Persona Umana.

Insegnante Paolo Cilia

Membro del Coordinamento Disabilità di Pesaro Urbino

anche su La Croce Quotidiano di oggi
28 maggio 2020


update
la regione Marche stamane si è già mossa con la mozione in allegato PDF

pdfmoz693_10.pdf



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